domenica 15 luglio 2018

INTERVISTA A ME STESSO SULLA MUSICA A CUNEO NEL DOPOGUERRA


Ricordi e riflessioni sulla vita musicale a Cuneo dal dopoguerra ad oggi, di Antonio Sartoris

Ho fatto parte della vita culturale dal dopoguerra ad oggi. Qui sono riportati i ricordi di eventi realmente accaduti ma può darsi che ci siano imprecisioni nella collocazione temporale.
Nel dopoguerra - a Cuneo - la musica classica era pressochè a zero ma esisteva una civica scuola di musica, diretta dal M°. Carlo Savina fu poi compositore di musica da film e direttore d’orchestra, importante. Poi c’erano musicisti storici come il M°Tarditi che scriveva brani per banda e canzoni . Importante il lavoro successivamente svolto da Giovanni Mosca, violista. Nativo di Fossano, diventa direttore della scuola e punto di rifermento della vita musicale di Cuneo. La scuola si avvaleva di  musicisti locali-.  Sempre intorno alla persona di Mosca nasce un'orchestra d’archi  : primo violino Oscar Chiocchio e spalla sua moglie Eulalia, noti musicisti che avevano anche una propria, piccola, orchestra di musica leggera che suonava nel noto caffe' Gerbaudo. Il M° Mosca, meritatamente , nella sua orchestra coinvolse anche musicisti dilettanti  , peraltro bravi, come un orologiaio ed un medico e a me fece l'onore di presentare i concerti.
Il M° Mosca fu anche chiamato a dirigere la già nota Corale Città di Cuneo. I concerti si svolgevano in un cinema che poteva essere utilizzato come auditorium, unica sala grande della città, che poi è stato distrutto per costruire  i solito condomini. Oggi è stato ricostruito in parte  ed è gestito da Cinelandia, oggi ed allora con il nome di “Fiamma”, Lì fu eseguito l'oratorio per coro, solisti ed orchestra del M° Perosi: un enorme impegno. 
      Oltre a queste attività c’erano pochi concerti.  Vi era in città, in Via Roma,  l'ottocentesco  Circolo Sociale, che aveva sede nei locali tuttora occupati dal Conservatorio G. F, Ghedini, ove  si ritrovava la società borghese anche per fare incontrare le giovani figlie con gli ufficiali della guarnigione militare allora numerosissima a Cuneo, città di frontiera.  Era allora Presidente del Circolo , Sociale (di cui io ero segretario) il Dott. Enzo Tenino e si debbono a lui le serie annuali di concerti di alto livello: fra gli altri quelli del Quartetto Italiano, del violinista Vasa Prhjioda,  dei duo Massimo Anfitheatrof e pian Santoliquido, Franco Gulli e pian. Cavallo, il Violinista Ferraresi .  Debuttarono a Cuneo  appena dodicenni,  Uto Ughi e Salvatore Accardo. Oltre a questi ed altri importanti musicisti il Sociale ospitò conferenze di insigni musicologhi come Andrea Dellacorte e Bruno Confalonieri nonchè il comprovinciale (era nato a Fossano) Piero Rattalino,  pianista e sommo storico e critico dei pianismo internazionale.  Era  l’unica sala decente per far musica anche perchè dotata di pianoforte (un vecchio Pleyel): a Cuneo  non c’era nient’altro. Il Teatro Toselli era semi distrutto a causa della guerra.
  Poi finalmente il Toselli fu riassestato e riprese ad ospitare l'opera lirica per cui era stato costruito nell’ '800.  L' opera lirica, era realizzata - per lo più stagionalmente -   da impresari privati, un po’ come ai tempi di Verdi. L’organizzazione era opera di privati che pagavano cantanti, autori e il "pacchetto" lo mettevano in scena a loro rischio e  pericolo . e quindi cercavano di risparmiare  nei cantanti, nelle scene ed anche nell'orchestra e nei direttori. A Cuneo l'impresario era sopratutto il torinese Vittorio Bertone . Lui aveva sotto contratto uno straordinario direttore d'orchestra: il M° Mario Braggio, una specie di magico burattinaio , un personaggio musicale di una cultura e capacità musicali eccezionali che perà avevauna madre tremenda che lo accompagnava sempre.  Ha avuto l’occasione di essere invitato al Metropolitan di N.Y , era di un livello come quello di Tullio Serafin  (il grande direttore della Callas), ma la madre gli impedì di volare quindi  lui  faceva musica nei piccoli teatri di provincia, come Cuneo, realizzando in modo decoroso il grande repertorio di Verdi, Rossini e Puccini anche con orchestre di 25/30 elementi: veri miracoli.  
      Dunque quella era la vita musicale di Cuneo , un po’ al Toselli, un po’ al Circolo Sociale, un po’ intorno alla scuola musicale civica "Bartolomeo Bruni". 
     Ma, anche allora, anche quando venivano  interpreti importanti, il pubblico partecipante non era molto. Però si ballava molto nell'atmosfera di ritrovata libertà dopo la guerra.  Al Salone Paradiso di Viale Angeli ed  tanti altri dancing di Cuneo e dintorni primeggiava l'Orchestra Daina con  alla tromba Nini Rosso che è poi divenuto star internazionale, Bruno al pianoforte e Donadio al sax .  Piano piano, la sensibilità dei cittadini all'arte in genere (fu il periodo di Ego Bianchi, pittore e ceramista, innovatore) è cresciuta  e il gusto si è affinato.
     
          Ai giorni nostri la realtà è questa:
la civica scuola di musica Bartolomeo Bruni,  prima divenne sezione del conservatorio di Torino e poi autonomo Conservatorio musicale nazionale e prese il nome di Giorgio Federico Ghedini, importante compositore del '900 e nato e sepolto a Cuneo. Il direttore rimase  Giovanni Mosca, aveva l’età  i titoli e l’esperienza.
      Naturalmente questo strumento educativo di alto livello forma i musicisti, diffonde la musica ed eleva la cultura musicale dei cuneesi che la gradiscono , purchè sia " a gratis " ! 
      C’è l’orchestra Bartolomeo Bruni, di livello medio anche se ha grande visibilità durante il concerto di ferragosto, ma fa anche stagioni di musica sinfonica e con solisti di alto valore.  C‘è la serie, “Voci d’artista” promossa dal Comune  e ci sono i concerti interni e talora esterni del Conservatorio F.G.  Ghedini. C’è la Corale Città di Cuneo che sotto la direzione prima del m.° Bissi ed oggi del M° Cappotto si è molto evoluta e oltre il repertorio tradizionale propone musiche nuove. Ritengo di poter citare anche la Fondazione Casa Delfino che nella sua bella sede di Cuneo si è ritagliata un suo spazio per la divulgazione in audio-video dei grandi concerti e dei grandi musicisti di tutti tempi e di tutto il mondo,
      Tuttavia in generale e specie nel campo dell'arte  i cuneesi sono rimasti sempre gli stessi : moderati e tradizionalisti. "L’uma sempre fai parei". Cambiare le cose è faticosissimo. Vedi i politici al potere quelli di ieri e quelli di oggi : onesti e bravi ma dei bugia nen. E' stato fatto qualcosa ai tempi del M° Mosca fondatore dell'Orchestra sinfonica Bartolomeo Bruni, del maestro Bissi (direttore ed evolutore della Corale Città di Cuneo)  che aveva organizzato una stagione musicale di altissimo livello ma forse troppo costosa.  Oggi, molto e appassionatamente,  è impegnata a vivacizzare la vita musicale cuneese è la Prof.sa Vera Anfossi, recentemente eletta Presidente della Promo Cuneo.
      Con la apertura del Conservatorio musicale intitolato al musicista cuneese Giorgio Federico Ghedini la vita musicale cuneese è cresciuta sia nel campo c.d. classico sia nel jazz, nel pop e c.d. leggero e perfino nella musica elettronica.
  Negli anni 70 sono diventato presidente della Procuneo che oggi è  promocuneo. Io dicevo che bisogna essere pro-Cuneo più che pro-Cuneesi,  ma la tendenza dei politici era e rimane  sopratutto quella di accontentare i potenziali elettori, assecondandoli più che facendoli crescere culturalmente.  Tuttavia,. assoluta novità per quei tempi,  ero riuscito a far venire a Cuneo l’Orchestra di Praga che chiedeva un cachet misero perché  erano musicisti bravi ma che venivano dalla miseria. Venivano in pullman, dormivano in pullmann, mangiavano panini. Avevano un repertorio gigantesco.  Per la prima volta, dal vivo, a Cuneo si è ascoltata la "sinfonia dal nuovo mondo" di Antonin Dvorak.
Anche assoluta novità,  voluta dalla mia Po-Cuneo,  è stata la partenza da Cuneo dell'8° Cantagiro una specie di Carro di Tespi della musica leggera. Vi partecipavano personaggi come Adriano Celentano, Caterina Caselli, Morandi e sopratutto le sorelle Kessler che con il loro "dada umpa" e le lunghe gambe furoreggiavano in televisione. Cinquemila spettatori e tutto lo stadio Monviso pieno fu uno spettacolo televisivo che presentò  Cuneo ed un  suo importante evento a tutta Italia : una cosa che finora non si mai più ripetuta e che per me voleva dire dare un esempio che anche  una piccola città poteva fare cose in grande.  Oggi  c’è “Collisioni” ma non a Cuneo ma nella fervida Langa.
       
Tornando a noi ho detto delle difficoltà e dei   valori che ritengo siano rilevabili nella vita musicale della mia amata Cuneo.   Ciò che più  mi  dispiace è la mancanza  di conoscenza di quanto di bello, importante  e moderno ci circonda Quando vai nelle grandi città ti riempi gli occhi e le orecchie di entusiasmo e vitalità. Qui manca una fiorente vita culturale:  bisogna proporre e stimolare  perché la gente non sa chiedere.

                 ANTONIO SARTORIS

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 INTERVISTA  DI MILENA PUNZI il 7 Luglio 2018

ASSOCIAZIONI MUSICALI DELLA CITTA' DI CUNEO

Fondazione Casa Delfino
Società Corale Città di Cuneo
Associazione Incontri D’Autore
Orchestra Bartolomeo Bruni


Fondazione Casa Delfino


Descrizione

Si è costituita in Cuneo il 20 Settembre 2005 per iniziativa dei sig.ri Marcello Delfino ed Antonio Sartoris . La Fondazione persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo culturale preminentemente nei settori delle scienze, dell'istruzione, dell'arte, della conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, tenendo presenti le finalità a cui si sono ispirati i fondatori e cioè l'incremento della munificenza privata, la tutela delle categorie sociali più deboli e lo sviluppo sociale del proprio territorio di origine.

Tipo di attività
concerti, spettacoli, seminari, conferenze, visione di audiovideo

Target di pubblico
bambini, ragazzi, adulti, anziani


Qual è la storia della sua associazione? Cosa ispira i suoi progetti?

La Fondazione Delfino di Cuneo deriva da una famiglia di medici che si chiamava Delfino per l’appunto che ha avuto un curriculum molto importante perchè sia il padre che il figlio hanno diretto l’ospedale Santa Croce, prima il padre 40 anni e pure il figlio 40 anni. Il figlio, Prof. Eugenio Delfino, libero docente in chiriurgia ed ostyetricia, fu allievo del celebre Antonio Carle a cui è intitolato  il nostrto ospedale ( S.CROCE - CARLE), era un impegnatissimo professionista che si rilassava , suonando al pianoforte Verdi, Wagner etc.  Ai suoi tempi, tra fine ottocento e inizio novecento, non c’erano i dischi e i bravi borghesi, con le loro famiglie, suonavano uno strumento. Magari la figlia violino e il padre pianoforte facevano duetti, ospitavano gli amici. Ecco perché c’erano anche queste sale grandi nelle case della borghesia benestante, una di questa è la sala concerti della Fondazione Delfino.  Purtroppo nel 1947 il professor Delfino è mancato.   Era proprietario di un ingente patrimonio (fra cui l’intiero palazzo di C.so Nizza n. 2 ) che successivamente è stato ereditato dall' unico figlio superstite, Marcello. Invecchiando è caduto nelle mani di un truffatore che, quando si sono avvicinati per me, e per lui, gli 80 anni, per motivi psicologici che neanche bene si spiegano, è stato convinto a vendere tutto il patrimonio immobiliare . Con il suo reddito annuale delle sole locazioni, sui 300 000 euro, pensate quanti concorsi, borse di studio si potevano fare. Niente, con la sua morte nel 2010  tutto saltato.  Alla Fondazione , promossa nel 2005 da Marcello e da me, è rimasto solo un grande alloggio in C.so Nizza 2 che è ora la sua sede insieme a quella estiva di Villa Torre Acceglio, in località Madonna delle Grazie di Cuneo, ma non ci sono entrate economiche. Con le sole sue forze  devo limitarmi a  fare concerti in audio-video, conferenze, presentazione di libri, dibattiti e qualche concerto dal vivo, sopratutto di giovani musicisti debuttati. Con il patrocinio della Sig.ra Mariagrazia Ghedini, unica figlia superstite del M°Ghedini (oggi purtroppo scomparsa) la Fondazione Delfino unitamente alla Assoazione Amici di Cuneo ha istituito e assegna ogni anno  il “premio Giorgio Federco Ghedini”  Infine la Fondazione  un festival cinematografico mondiale di documentari sulle “feste”: il  WORD FEST FEST” ed inoltre gestisce una “FUCINA DEL FOLK”.

Qual è la strategia nell’organizzazione degli eventi? A che pubblico vi rivolgete?

Ho trovato la soluzione degli audiovideo, tutti i venerdì, per stimolare la cultura dei cuneesi. In realtà parlo di una minoranza. Qui vengono di solito una cinquantina di affecionados. Tutti i venerdì faccio un concerto, una presentazione filosofica, cose anche particolari, architettura, psicologia, letteratura, poesia. Li faccio audiovisivi, anche perché li ritengo strumenti culturali di alto livello e di costo contenuto. Abbiamo un grande archivio di teche cultuali e l’aiuto di Internet.  Per esempio nell’estate nella nostra sede estiva di  a Torre Acceglio facciamo incontri proiettando  i grandi Concerti del Teatro della Foresta tenuti ogni anno fai Berliner Philarmocher . Ho fatto vedere e senirte Rostropovich che suona Haydn e Shostakovich parlando anche della storia , grandi direttori d’orchestra, poi Horowitz. Poi ci sono posti incredibili da vedere. Voglio far conoscere alla gente  quello che succede fuori dalla nostra piccola città ed il livello ella grande cultura musicale.
Ho iniziato anche a scrivere dei brevi racconti da alternare alla musica con un’attore che legge.

Tutti questi progetti sono quindi ispirati dalla passione per la musica ma anche da un senso della cittadinanza per aiutare la città

Brava ma la città lo rifiuta, ma ci provo lo stesso. Poi parliamoci chiaro, mi diverto anche, lo faccio volentieri. La mattina sapessi la fatica che faccio ad alzarmi per venire in Fondazione ove, praticamente ma faccio tutto io, cln l’aiuto part.time di Paola e Roberto. Lo faccio comunque perché mi piace logico! Cerco sempre di smuovere le acque però non ho nessun aiuto. Certo È il solito discorso: gli enti pubblici, le autorità pubbliche puntano soprattutto, come è giusto, capisco, su cose che portano gente. In regime di democrazia contano i voti. Vedi il contributo di Vera Anfossi e Roberto Punzi, attività che portano 1000-1500 persone: non è detto che tutti voteranno il sindaco Borgna però è quello che convince ad aiutare queste iniziative. Loro cercano di mettere insieme il piacere e il colto in maniera da far crescere la gente ma allo stesso tempo che abbiano presa popolare. Non è detto che non siano cose buone.  Popolare non è in contraddizione con colto, ma bisogna vedere quale prevale delle due tendenze. Bisogna tenere il giusto equilibrio, il che non è facile. Perchè ci sono anche quelli, non è il caso di Vera, che in nome di una presunta “cultura” puntano poi solo a far soldi. AS loro non importa nulla che il livello sia modesto, purchè la gente abbocchi.  Pagare poco gli artisti, attirare tanta gente ma aprire loro la mente, lasciare  un pensiero o un insegnamento pur divertendola. È il loro ultimo pensiero.
Insomma, la Fondazione cerca di puntare sull’acculturamento della gente, divertirla si, ma farla anche pensare.  Ciò senza l’aiuto di nessuno forse  perché  per il “potere” è meglio che la gente non pensi, non sappia, non critichi. Ora mi sfogo in rete ho tre blog. Il FISCHIETTO: poiché sostengo che a Cuneo non si fischia, né per il bene né per il male.  la gente batte sempre le mani, non esprime il  non esprime il proprio dissenso ma non  ci si entusiasma mai in modo appassionato, si è tiepidi. Nel Fischietto i do kl mio giudizio su quanyo di culturale e importante (a mio giudizio) avviene in città.
Poi vi sono le mie LETTERE A ULISSE ove esprimo i miei pensieri sulle cose della via i cui mi capita di incappare.
Cerco di dire il mio pensiero, anche se non sarà condiviso, ma mi sfogo: butto il mio messaggio come  in una  bottiglia nel mare.
Infine pubblico in rete i miei RACCONTI FATTUALI.

Tornando alla musica, sappiamo che il rapporto tra sensibilità musicale e approfondimento culturale (quello a cui dovrebbe essere soprattutto destinata la scuola)   è essenziale  per una vita sana ed equilibrata, ma spesso si ha impressione che il sistema educativo e i politici non se ne siano davvero accorti…

L’importanza della musica si verifica anche qui. È molto difficile da definire. La musica e l’arte, cosa

Viene naturale chiedersi in che modo si possa suscitare l’interesse dei giovani e la passione per la musica…

E’ certo un quesito fondamentale. Come dicevo il mezzo di base l’istruzione scolastica e permanente.  Ma l’istruzione non deve essere imposta.
      Le famiglie:  alcune spingono a studiare musica perché devi avere un titolo di studio. Poi magari non basta, anche una laurea musicale.  E si impongono “lavori “  che non si fanno con piacere e quindi che non danno risultati e soprattutto soddisfazioni.
      La scuola : mancano i professori formati che facciano amare, mancano insegnanti di musica specializzati per i più piccoli, e soprattutto  appassionati, non semplici m impiegati.
     La musica fa crescere, ingentilisce la mente ; ne abbiamo bisogno, altrimenti cresciamo ignoranti e brutalmente fanatici. La formazione dell’uomo è complessa e la musica con il suo misterioso messaggio,  ammansisce anche gli animali.
                                              
                                         ANTONIO SARTORIS  


SECONDA INVOCAZIONE A DIO : SE E NON LI SALVI ALMENO VENDICALI

  Di fronte a tanta disumanità anche verso donne e bambini ( i vecchi lasciamoli pur morire per guerra o per fame, a casa loro) di personaggi come il Salvini e suoi elettori, Dio, riaccendi l'inferno e quando verranno dinanzi a te,  vendica  i tanti innocenti da loro uccisi , nelle sue fiamme eterne A,S, 

lunedì 18 giugno 2018

SE ESISTI SII MALEDETTO, DIO



SE ESISTI, SII MALEDETTO, DIO

         Il fatto : Due fratellini di dieci e tredici anni sono morti a causa di un incendio divampato in in un appartamento al primo piano di uno stabile in cui viveva una famiglia di sei persone. E’ successo nella notte tra giovedì e venerdì 15 Giugno 1918  nel centro storico di Messina. Le fiamma partite a quanto pare dalla cucina, si sarebbero propagate rapidamente per la presenza di soppalchi e pavimenti in legno. I genitori e altri due figli di 5 e  8 anni sono riusciti a salvarsi  salendo sul cornicione e buttandosi giù. Francesco Filippo, 13 anni, Fifi, si è accorto che il fratello più piccolo , Raniero, non c’era, allora è tornato indietro, tra le fiamme, per salvarlo. E’ morto per il suo generoso eroismo. Il suo corpo ò stato trovato ai vigile del fuoco accanto a quallo del fratellino, di tre anni più piccolo. “ Erano molto uniti – racconta Carla Fortino, la preside  dell’Ignatianum , dove Filippo, detto Fifi dagli amici, aveva frequentato le elementari, Raniero aveva appena finita la quinta – Fifi era un modello di fratello maggiore. Un bimbo calmo, buonissimo. Scriveva lettere. Era molto timido. Non è arrivato in tempo per gli esami di terza media che doveva affrontare il giorno dopo.  
         Piango ricordando quel piccolo corpo morto dal golfino rosso  sulla spiaggia di un mare lontano da qui, dalla sua terra, dalla sua famiglia .
Ma sono tanti i mali del mondo, i dolori inflitti agli innocenti e ti domando Dio , se ci sei,  onniscente ed onnipotente,  perché ?      
                                                             ANTONIO SARTORIS

giovedì 31 maggio 2018

DELLO SCRIVERE




DELLO SCRIVERE

       Dopo più di cinquant’anni di onorata (così si dice) carriera professionale da avvocato, e circa ottant’anni di età mi sono messo a scrivere. Brevi racconti impostati non sulle esperienze professionali tratte dall’ interessante mondo dei Tribunali  (come fanno tanti romanzieri, ad esempio Carofiglio) ma da fatti storici e personaggi degli stessi. Il tutto in un rimescolamento di tempi e luoghi che ho chiamato”arte fattuale”.
       Quale è il mio stile di scrittura ?  Innanzi tutto cerco a rendere chiaro, e quindi comprensibile da chiunque,  il pensiero che voglio comunicare. E’ questa  un’ operazione connaturata al ruolo di chi – come me - ha dedicato  una vita al metodo del dibattere e dell’argomentare  (tema, quest’ultimo’ tanto  caro al mio grande professore, Norberto Bobbio).   Ed è questa una operazione ha cui ho dedicato pagine e pagine di comparse (cioè “scritti argomentativi”) :  ho fatto in prevalenza il civilista che come è noto usa  la parola scritta a differenza dal penalista che usa prevalentemente la parola detta.  
       L’attenzione alla comunicazione della sostanza del mio pensiero  mi ha forse fatto perdere attenzione alla forma, cioè alla grammatica e/o eleganza dello stile ? può essere,  ma mi conforta un aneddoto che ho ricavato  dal commento che Serena Vitale (traduttrice e commentatrice) ha dedicato al racconto fantastico di Fèdor Dostoevskij ,  La Mite -  edizione 2018 Adelfi.
Su Tuttolibri di Sabato 26 Maggio 2018 pag. IX Serena Vitale racconta come c’era una aspirante scritrice,  poco più che trentenne , Varvara Timoteva che apparteneva alla cerchia di giovani seguaci delle nuove idee e che consideravano l’autore dei Demoni “un vecchio rimbambito”,  un “decrepito mistico”. Ad una sua osservazione, probabilmente sul suo modo di scrivere, Dostoevskij un giorno ribattè, stizzito, in tono imperioso: “Ogni scrittore , dovete sapere, ha il suo stile e dunque una sua grammatica.... Io metto la virgola davanti a “che” (così  vorrebbe l’ortografia russa)  quando mi serve , e dove invece non la trovo necessaria e-s-i-g-o  che nessuno la aggiunga! Non mi importa un bel niente delle regole altrui...! “.  Commenta la Vitale:  “In questo caso si trattava soltanto di virgole...Non sapremo mai se con la stessa veemenza Dostoevskij reagisse agli interventi – e dovettero esserci, non poteva essere diversamente – dei correttori (oggi editor) che si trovavano di fronte a ripetizioni, imprecisioni, illogismi, incoerenze etc. “ ...Sta di fatto che Dostoevskij. non si dava alcun pensiero del “bello stile”, conclude la Vitale. E  “si parva licet componere magnis”, che significa «se è lecito paragonare le cose piccole alle grandi», anch’io , quando scrivo,  faccio così .    A.S.
                                                               Antonio Sartoris

domenica 20 maggio 2018

PENSIERO OTTO - Tolleranza o indifferenza

            Sto leggendo Herbert Marcuse (il famoso filosofo tedesco-americano a cui si attribuisce l'identità di ispiratore della ribellione giovanile del '68) e so già che ci vorrà un po' (molto tempo). Nella "prefazione politica 1966" di  "Eros e civiltà" leggo : ""proprio le forze che hanno messo la società in condizione di risolvere la lotta per l'esistenza sono riuscite a reprimere negli individui il bisogno di liberarsi. Laddove l'alto livello di vita non basta a riconciliare le genti con la propria vita e con i propri governanti, la "manipolazione " sociale delle anime e la scienza delle relazioni umane forniscono il necessario controllo della libido (in senso lato: istinto di affermarsi - n.mia) . Nelle società opulente, le autorità non hanno quasi più bisogno di giustificare il dominio che esercitano. Esse provvedono al continuo flusso dei beni; esse provvedono  a che siano soddisfatte la carica sessuale e l'aggressività dei loro soggetti; come l'inconscio, il cui potere di distruzione personificano con tanto successo , esse rappresentano insieme il bene e il male, sicchè il principio di contraddizione non trova alcun posto nella loro logica. "" 
                Questi pensieri di Marcuse mi hanno richiamato alla mente quanto scrivevo a proposito del potere, quello che si esplica in  Cuneo- ed è quello che mi interessa - potere che con un benessere diffuso ha anestetizzato ogni istinto di cambiamento,  di innnovazione, di modernizzazione, e quindi di ribellione.  E' forse questa la proclamata cultura della tolleranza (tanto vantata nei cuneesi salvo a vederne palesi episodi di intolleranza razzista ed egoista )  o è il raggiungimento di un generalizzato stato di indifferenza, tanto comodo a chi comanda ?   A.S.   

domenica 8 aprile 2018

PENSIERO SETTE - Gianrico Carofiglio o la pedanteria

Gianrico Carofilio, l'ex magistrato-scrittore, mi sta antipatico. Ci sarà anche una punta di invidia per il suo grande successo editoriale, ma mi ha sempre urtato, nelle sue frequenti comparse televisive, il tono di sprezzante superiorità, quasi saccenza, verso qualunque interlocutore. Nell'ultima sua comparsa televisiva presso la Gruber  ha preteso di contrapporre all'interlocutore (mi pare l'acutissimo Travaglio) che come tutti in questi giorni parlava del  "contratto " proposto da Di Maio (a destra come a sinistra) per fare una maggioranza governante, l' erroneità di tale termine e proponeva invece il termine "patto". Diceva Carofilio che nel termine contratto c'era qualcosa di commerciale,   che riteneva improprio con  la natura politica della proposta di Di Maio.  Io - da vecchio avvocato , ritengo che  l'offerta tra parti di diversa opinione politica di un "contratto" con natura vincolante giuridica , cioè munita di sanzione in caso di sua violazione, e non di un semplice "patto" di natura pcicologico-morale  sia una proposta  concreta e innovativa  (anche se con il precedente tedesco)  e quindi risolutiva dell' attuale impasse istituzionale.  Chiedere alle forze politiche di destra come di sinistra (categorie politiche in cui come allievo di Bobbio ritengo tuttora validissime) di firmare un contratto sulle cose da fare vuol dire concretamente " impegnarle" alla realizzazione di un programma da realizzare si in comune, ma con obiettivi ben qualificati, e quindi concretamente valutabili se di destra o di sinistra.   E proprio in questi obiettivi si potrebbe realizzare quel compromesso patrocinato proprio da Carofilio come motore dell'azione politica e genericamente umana .  Ma sul "compromesso" ( di cui io non ho nessuna simpatia) dirò un'  altra volta dopo aver ancora pensato, l'ultimo "furbo" libretto di Gianrico Carofiglio , "Con i piedi nel fango" A.S.  

lunedì 26 marzo 2018

PRESUNZIONE, PARZIALITA' E PREPOTENZA DEL POTERE


 
               Caro Ulisse , come sai, sono solo un vecchio libero cittadino di Cuneo e desidero esprimere il mio personale parere su un episodio di vita cittadina che ritengo importante e significativo dell’attuale modo di amministrare la nostra  città. E’noto che da tempo e con molto impegno l’avv.to Riccardo Sartoris, come presidente della Ass.ne consumatori, insieme ad un gruppo di promotori, ha proposto di effettuare un radicale restauro della P.za  Martiri della Libertà, restauro che non consiste soltanto in un “buco” (come poco elegantemente è stato definito da " La Guida ") ma bensì in una operazione complessa con il trasferimento e miglioramento della struttura dello sferisterio, la realizzazione di 178 box sotterranei (utili sopratutto per i cittadini residenti e quindi liberatori di spazi pubblici) e di un elegante, alberato parcheggio esterno. 
             A parte le incosistenti giustificazioni del Sindaco, Dott. Borgna,  per la negare il  permesso comunale alla realizzazione di  detto  progetto  ciò che mi preme sottolineare  è il criterio dei “due pesi e due misure” che vengono applicati nella gestione  amministrativa della città. Da una parte il progetto del restauro di una piazza centrale della città oggi ridotta ad uno squallido posteggio a cielo aperto e ciò senza nessuna  “misura” a carico del pubblico erario. Dall’ altra parte la Amministrazione Borgna, nonostante una consistente opposizione della popolazione locale, vuole ad ogni costo  realizzare la trasformazione della più che decorosa piazza Europa all’esterno ma anche con la costruzione  di un parcheggio di due piani sotterranei a detta piazza e ciò anche con “misure” pubbliche ( fondi europei destinati alle periferie” (sic!) ;  periferie che così rimarranno a becco asciutto.
La verità sottostante a questo comportamento è  - a mio giudizio - palese nella motivazione  di diniego al progetto di Piazza Martiri .   Il Sindaco dice no! per  “evitare l’assunzione di atti e provvedimenti che potrebbero essere oggetto di facili strumentalizzazioni”. Quali ?  Forse il timore di sfigurare per eventuali alternative private alla sua amministrazione  ?
                  In altre parole se l’operazione  la faccio io (che comando  perchè  ho  peso/potere) anche se in contrasto della volontà di pochi o tanti cittadini , anche se è a carico del pubblico/europeo erario, va tutto bene.   Se la fai tu ( privato che non hai peso/potere) rischiando in proprio e a vantaggio della città, e di tanti cittadini, non va bene perchè potresti fartene merito.
  Sarebbero queste le strumentalizzazioni ?  Per me sono  solo prepotenze del potere.   Ti saluto Caro Ulisse e penso che tornerò sul tema dei "due pesi e due misure"  perchè mi sembra un metodo molto usato di chi ha potere nonostante l'ipocrita propaganda volta a sollecitare la partecipazione della società civile al bene comune.
   Ti segnalo infine che sia la pagina proviciale de LA STAMPA che  LA GUIDA non hanno pubblicato la lettera che gli avevo mandato con il testo della mia presente. Non ne dubitavo !  A.S.